Per pm era il "metodo Ferrara". Chiesti 10 anni per l'ex patron di "Cioccolatò"

Estratto articolo di Massimiliano Nerozzi – La Stampa – 20 Aprile 2026

News Processo Ferrara

«Minacce e metodo mafioso»
Chiesti dieci anni per l’ex re dei mercatini e di Cioccolatò

Ferrara a processo per estorsione: dai 7 a un anno per i 4 complici

È anche questione di soprannome: «Lo chiamavano “ndrangà”, pur senza aver ricevuto condanne per mafia e senza origini calabresi», esordisce il pubblico ministero Manuela Pedrotta, tracciando il profilo di Francesco Ferrara, 49 anni, «imprenditore nel settore del food, come si dice oggi», per il quale chiederà 10 anni di reclusione (con zero attenuanti) e 30 mila euro di multa, in fondo a una requisitoria di quasi tre ore. Ex re dei mercatini di Natale e di Cioccolatò, Ferrara — difeso dagli avvocati Demetrio La Cava e Giuseppe Del Sorbo — è a processo insieme ad altre quattro persone per estorsione, sequestro di persona e violenza privata, episodi (in alcuni casi) aggravati dal metodo mafioso.

La risposta sul perché del soprannome — continua il pm — «può darla il collegio: le sue frequentazioni con soggetti condannati per 416 bis (associazione mafiosa, ndr)». Che è poi lo sfondo cupo della vicenda, tra episodi che vedono ex collaboratori chiedere a Ferrara il pagamento di provvigioni, ricevendo in cambio — secondo le indagini dei poliziotti della Sisco, la sezione investigativa di Torino dello Sco (il servizio centrale operativo) — intimidazioni. «C’è la propensione alla violenza — spiega ancora l’accusa — verbale innanzitutto, ma anche fisica. Per un motivo soprattutto: “Ferrara ha agito in quella maniera contro chi gli manca di rispetto e la punizione deve essere sempre pubblica e plateale. Di più: chi si rivolge alle forze dell’ordine è un infame: non è un atteggiamento mafioso?”».

La Procura
«C’è propensione alla violenza: e chi chiama le forze dell’ordine è bollato come infame»

Lui, durante l’interrogatorio, aveva respinto le accuse, a partire dal nomignolo: «L’unico che mi chiama “ndrangà” è un mio cliente e amico, e che ho invitato più volte a smettere di chiamarmi così. Non ho rapporti con nessuna mafia di livello internazionale, né con la ’ndrangheta». Ma chi osa fare un «gesto di sfida» — continua il pm — se la vede brutta: «Si scatena la rabbia di Ferrara e quindi bisogna andare a “prendere” chi sgarra, come capitato alla parte civile tutelata dall’avvocato Alessandro Bellini. “Mica ci va lui, che è il capo, ci manda i suoi sgherri». Pedrotta ricorda le parole di un investigatore: «Parla del “metodo Ferrara”, punire in maniera esemplare coloro che non si adeguano al suo volere». E ironizza: «Caterina l’abbiamo capito che non è una ragazza e neppure la pistola ad aria compressa».

La procura ha chiesto 7 anni per Paolo Madoglio (avvocati Edoardo Carmagnola e Andrea Donde), accusato di essere il braccio destro di Ferrara; 4 anni per Rocco Natale Romeo (avvocato Manuel Perga); un anno a testa per Felice Curcio (avvocato Alessandra Beltramo) e Francesco Onofrio (avvocati Alessandro Paolini e Lorenzo Ternavasio). Seguiranno (anche lunedì) le arringhe difensive, davanti al collegio presieduto dal giudice Federico Florio (a latere Elena Rocci e Giovanni Grasso): «Qui c’è gente (imputati, ndr) che ingigantisce le cose, a meno che non essere Steven Seagal», sostiene Paolini. Come dire, dalle intercettazioni emergono solo spacconate.