Accusato di presunti legami con la ‘ndrangheta e di aver intimidito, tramite collaboratori, ex dipendenti e imprenditori che gli dovevano o reclamavano denaro. Per Paolo Madoglio, presunto braccio destro, chiesti 7 anni. 4 anni per Giuseppe Romeo

“E allora questa è un’estorsione, non può che essere un’estorsione e non può che essere un’estorsione aggravata dal numero di persone e dal metodo mafioso”.

Il pubblico ministero Manuela Pedrotta chiosa così, uno degli episodi contestati. In nove capi d’imputazione a racchiudere quello che definisce, nella lunga requisitoria, il presunto “metodo Ferrara”.

Lui, l’imprenditore dello street food originario di Rosta, per anni ritenuto “il re” o “il boss” delle bancarelle a Torino, dai Mercatini di Natale alla vecchia versione di CioccolaTo, è in aula. Felpa verde con cappuccio e addosso anche l’accusa di aver capeggiato un presunto sottobosco di picchiatori e personaggi, anche vicini alla ‘ndrangheta, per punire e fare pressioni su ex dipendenti o imprenditori in debito o che osassero reclamare il saldo di crediti.

“Era per terra, c’avevo il piede sopra. Lui per terra con la faccia e io con il piede – legge in aula Pedrotta da uno scambio tra Ferrara e il collaboratore Guido Napoli – c’era anche Caterina”. “Ormai abbiamo capito – aggiunge il magistrato – che ‘Caterina’ è una pistola”.

Dialoghi a commento di uno dei presunti episodi elencati dall’accusa, prima di chiedere condanne pesanti. Per Francesco Ferrara 10 anni più 30 mila euro di multa. Per il presunto braccio destro dell’imprenditore Paolo Madoglio 7 anni, per altri tre imputati richieste tra gli 1 e i 4 anni di reclusione.

Le condanne in abbreviato

In abbreviato erano già stati condannati a 4 anni altri tre soggetti, considerati al servizio di Ferrara. Creatore di iniziative imprenditoriali di successo ma accusato di muoversi come un capo coltivando amicizie nella ‘ndrangheta. Anche se l’unico a portare fino in fondo la propria denuncia è stato un supertestimone. Mentre sulle frasi intercettate Ferrara in aula si è giustificato così: “Ma quale violenza, era il nostro modo di parlare. Il nostro livello culturale è così”.

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