Ferrara, il ras di Cioccolatò, in aula: “Ai funerali dei boss andavo solo per papà”
Foto ed estratto articolo di Giada Lo Porto – da La Repubblica – 15 Gennaio 2025
L’imprenditore è comparso in udienza al processo in cui è accusato di minacce aggravate dal metodo mafioso e ha provato a smarcarsi dalle contestazioni
Per gli inquirenti, Francesco Ferrara, considerato per anni il “ras” dei mercatini di Natale e delle bancarelle di Cioccolatò, andava ai funerali degli ‘ndranghetisti.
Secondo chi indaga, nozze ed esequie sono occasioni imperdibili per i boss: le usano per incontrarsi, fare affari e stringere alleanze, fra un Padre nostro e un Ave Maria, senza destare sospetti. Tanto basta a motivare le sue frequentazioni con appartenenti alla ‘ndrangheta, che la procura di Torino gli contesta. Ferrara ieri ha provato a smarcarsi da quelle accuse. Si è presentato per la prima volta in aula per assistere al processo che lo riguarda. Dal primo banco, accanto al difensore Demetrio La Cava, si è rivolto al collegio composto dalle giudici Federica Florio, Elena Rocci e Giulia Maccari, elencando nomi di malavitosi e giustificando come, quando e perché è entrato in contatto con loro.
Erano amici di mio padre – ha detto Ferrara riguardo la sua partecipazione al funerale di appartenenti alle ‘ndrine, fra cui Domenico Greco-. Io ho perso papà quando avevo 12
anni e tutte queste persone si sono recate al funerale di mio padre. Per questo sono andato, ma non è gente che frequento. Ferrara è accusato di utilizzare metodi mafiosi
e minacce per risolvere controversie negli affari, tramite una gang di “picchiatori”, suoi fedelissimi, alcuni dei quali già condannati a 4 anni in abbreviato. Uno dei “picchiatori”,
durante l’udienza, si è presentato fuori dall’aula origliando le parole di Ferrara. “Non dovrei essere qui – mormorava fra sé – ma volevo sentire che diceva”. Secondo le
indagini della procura, Ferrara, tramite i fedelissimi, infatti minacciava e silenziava chi vantava provvigioni. La pm Manuela Pedrotta lo definisce il <<metodo Ferrara>>: risolvere controversie avvalendosi “della forza di intimidazione” […]
In udienza è emerso che, in un caso, Ferrara avrebbe anche minacciato di morte un tassista, colpevole di aver rimproverato sua moglie che correva a bordo della propria auto.
“L’ho chiamato perché mia moglie era preoccupatissima ma non l’ho minacciato di morte”, ha spiegato. Ferrara portava con sé una pistola illegale a cui dava un nome proprio, Caterina: gli inquirenti hanno chiarito che nelle telefonate il vero oggetto veniva criptato, nelle ambientali in macchina era tutto palese. Infine emerge il caso di Luca Vuono, persona offesa nell’inchiesta sui Mercatini, trovato morto in casa la scorsa estate a 32 anni. Era stato sequestrato e picchiato all’interno di uno stabilimento dove “Su disposizione di Ferrara” veniva minacciato con una pistola <<per aver chiesto il pagamento dello stipendio>>. “Io non sono un infame”, aveva detto Vuono, ascoltato dagli investigatori. […] Il decesso sarebbe avvenuto per un’overdose di droga e psicofarmaci. Ma sono gli stessi difensori degli imputati a porre dubbi in aula. “Com’è morto Vuono?”. Nessuno osa dire altro. “lo non l’ho mai toccato con un dito”, tiene a precisare Ferrara.

